Thoughts about an Exhibition on Photography, Public History and School Memories in Italy

Table of contents

1. I. INTRODUCTION

Questo articolo prende le mosse da una mostra fotografica realizzata a fini divulgativi all'interno del progetto di rilevante interesse nazionale PRIN -School Memories between Social Perception andCollective Representation in Italy (1861-2001), nel segmento d'indagine incentrato sulla memoria scolastica in fotografia 1 . Nello specifico, si tratta di un affondo sulle fotografie conservate presso il Circolo Fotografico Arno di Figline e Incisa 1 Gli ultimi contributi di carattere generale sul progetto di ricerca nazionale: Sani, R. e Meda, J. (2022). School Memories between Social Perception and Collective Representation. Un progetto di ricerca innovativo e a marcata vocazione internazionale, History of Education & Children's Literature,No(1); Montecchioni, S. (2021). Le forme della memoria scolastica e i primi affondi interpretativi. A proposito del quarto seminario nazionale PRIN. HECL, No(XVI-2); Paciaroni, L. (2021). Memoria scolastica ed educativa: questioni metodologiche, buone pratiche ed esperienze digitali. A proposito del terzo seminario nazionale PRIN, HECL, No(XVI-1).

Valdarno in provincia di Firenze, reso possibile dall'attività di ricerca di terza missione del dipartimento Sagas e in collaborazione con il dipartimento Forlilpsi dell'Università di Firenze 2 .

II. MEMORIA SCOLASTICA ISTITUZIONALE VS MEMORIA SCOLASTICA PRIVATA: OSMOSI.

Spesso le persone sono legate da un comune passato nella pratica, seppur individuale, di un gesto collettivo: andare a scuola. La memoria scolastica si preserva in modo puntuale nelle fotografie collezionate negli album di famiglia, che tessono luoghi, storie, modi di vivere l'esperienza della scuola e di ricordare il sentimento che suscitava e suscita, ancora oggi, in ognuno di noi. Si annovera infatti tra gli obiettivo del progetto di ricerca nazionale il recupero "dell'immagine di scuola di volta in volta impressasi nell' immaginario collettivo analizzando il processo di definizione del sentimento che di quella scuola è stato elaborato nel corso del tempo a livello individuale e collettivo da parte dei vari agenti sociali e culturali che hanno contribuito alla sua rideterminazione" 3 .

La mostra è dedicata alla memoria scolastica nel territorio di Figline Valdarno in provincia di Firenze, nel corso del Novecento, ed è incentrata su testimonianze visive e orali. Mugnai, conoscitore dei territori figlinesi, iniziò la raccolta proprio con l'intento di allestire una mostra fotografica sulla scuola, negli anni Novanta, e la prima mostra, racconta, suscitò entusiasmo cui seguirono quella sul tema della guerra, su sport come calcio e ciclismo, il tempo libero.

Descrive l'intento di salvaguardare la memoria delle persone e dei luoghi della cittadina toscana e lo fa conoscendo personalmente le persone, conquistando la loro fiducia per poi riprodurre le fotografie entrate nei loro album di famiglia e consegnarle alla memoria pubblica. Le persone da cui si recava per reperire le fotografie "si fidavano di me", afferma, tanto da affidargli i cimeli fotografici delle proprie famiglie: l'archivio costituito è perciò un modello efficace per la salvaguardia di una memoria visiva che rischia di andare dispersa con le future generazioni.

Per quanto ancora, nelle nostre case, avremo la premura di conservare le scatole e gli album di fotografie?, con l'avvento del digitale e soprattutto per i nativi digitali, la conservazione del patrimonio fotografico analogico rischia di andare in secondo piano, pertanto la memoria fotografica delle persone, tramandata nelle famiglie per decenni è a rischio costante di dispersione e perdita. Tanto più fa riflettere una raccolta a tappeto su uno specifico territorio, dove, sebbene in maniera discontinua e anche talvolta casuale, poiché il reperimento delle fotografie è dipeso anche dalla disponibilità delle persone a condividerle, dalla rete di conoscenze intessute dal raccoglitore e non basato su un meccanismo sistematico d'intercettazione e raccolta, offre l'opportunità di salvaguardare, conservare e tramandare la memoria identitaria di una comunità nell'arco di un secolo.

A ciò si aggiunge la rete di relazioni di scambio intessuta sull'identità passata e presente della comunità di Figline: una modalità riconducibile alle pratiche di Public History 4 .

IV. FOTOGRAFIE SENZA AUTORE E VOLTI SENZA NOME.

Caratteristica distintiva di gran parte delle fotografie scolastiche conservate nell'archivio del Circolo fotografico Arno è l'assenza dell'autorialità delle fotografie e dei nomi delle persone ritratte: tranne casi cui si tratta di una fotografia realizzata su commissione da un professionista e quelli in cui sono annotati sul verso i nomi degli insegnanti, dell'alunno in posa oppure degli alunni in una fotografia di classe. Racconta Edo Mugnai che spesso era la generazione successiva a quella ritratta a consegnargliele, perciò non sempre erano in grado di identificare le persone rappresentate, anche perché raramente le fotografie riportavano annotazioni manoscritte e l'aspetto più divertente per i visitatori delle mostre era riconoscere e indovinare nomi e cognomi, quelli in didascalia dice Mugnai non interessavano, così come le date precise scatenavano non pochi dubbi e lamentele tanto che a un certo punto decise di segnalare soltanto il decennio. 2017). Public History, antropologia, fotografia. Immagini e uso pubblico della storia, Rivista di Studi di Fotografia,vol. 3 No(5).

2. London Journal of Research in Humanities and Social Sciences

Tutto sommato, le informazioni catalografiche a tergo riportano la data oppure il decennio, il luogo con il nome della scuola sia essa del paese o delle frazioni nei dintorni. La riduzione ai minimi termini di informazioni di contesto, personali, sociali e cronologiche utili a focalizzare i soggetti delle fotografie distinguendoli da "persone qualunque", pone non pochi problemi di ordine filologico riguardo l'analisi delle immagini, ed epistemologico riguardo alle potenzialità narrative di un determinato evento in un determinato contesto e momento riferito alla persona o al gruppo di persone ritratte.

Radicalizzando il discorso potremmo domandarci: qual è la portata documentale di queste fotografie quali fonti storiche locali? Sono soltanto un accumulo d'immagini denotanti cambiamenti di costume, di qualità della vita scolastica e personale degli individui in base al loro abbigliamento, al livello di benessere intuibile dai loro volti e corpi e all'evolversi di diversi atteggiamenti nei ruoli di alunni e insegnanti rappresentativi dei mutamenti dell'istituzione scolastica, oppure possono essere un veicolo di maggiori notizie e riferimenti per ricostruire il comune passato scolastico di quella comunità?.

Certamente, elementi a favore sono la quantità, la copertura cronologica sul XX secolo, la natura privata e locale consente di salvaguardare un patrimonio documentale a rischio dispersione e di conseguenza la memoria visiva di un territorio periferico. La possibilità per molti, siano privati o enti, di attingere a un corpus iconografico a fini di ricerca storica su aspetti specifici della società, di sviluppare mostre su temi generali quali: la scuola, la guerra, il lavoro, il Fascismo, il lavoro delle donne, gli sport, gli scout ecc.

Il nostro testimone ci invita a un'ulteriore riflessione riguardo ai soggetti delle fotografie, domandandosi quanto incida segnalare il nome delle persone ritratte se chi guarda la fotografia non le conosce. In effetti, la scarsità di informazioni catalografiche, associata alla natura privata delle fotografie rischia di rendere queste immagini mute se non interviene la testimonianza di un interlocutore posto in relazione con le immagini stesse: difatti, quando il riconoscimento delle persone non è più un'opzione praticabile, la fotografia si mostra in qualità di documento storico denotando luoghi, costumi, modi di vivere di gruppi d'individui che restano anonimi nel dettaglio di scene quotidiane ma forse è in questo frangente che da memoria individuale diventa memoria collettiva.

È qui che interviene opportunamente la necessità di instaurare una relazione tra le fotografie e le testimonianze orali, al fine di ottenere dei contenuti aggiuntivi rispetto a quelli denotati durante la raccolta e l'ordinamento, un patrimonio che induce alle pratiche di Public History per divenire parlante in merito al passato di un luogo periferico di quella che con un termine gergale si definisce "Toscana profonda".

Questi oggetti fotografici privati, che in sostanza possiamo considerare materiali minori, necessitano l'elaborazione di una metodologia d'analisi dedicata e pensata in modo da "farle parlare", da renderle responsive nei confronti della domanda che ci poniamo nell'osservarle: che storia raccontano?.

3. Le Fotografie in Mostra

La mostra si è sviluppata su una selezione di venti fotografie raggruppabili in 3 tematiche: foto di classe, ritratti e momenti fuori dagli ambienti scolastici. La memoria scolastica è qui presentata attraverso suggestioni visive più che da un organico corpus iconografico tale da restituire un racconto fluido della scuola nel territorio figlinese.

Possiamo tuttavia procedere con alcune considerazioni anche di carattere formale che denotano la qualità narrativa delle immagini scelte: le "foto di classe" mirano a mostrare tutte le scuole di primo grado presenti nel territorio nel corso del Novecento, molte delle quali chiuse in anni recenti o confluite nell'istituto comprensivo Del Puglia. Un primo dettaglio salta all'occhio: tutte le scene sono realizzate in posa e con intenti compositivi, sicuramente opera di fotografi professionisti. Il gruppo è sempre formato dalla classe e dall'insegnante, dagli anni Venti fino agli anni Sessanta, ed è interessante come alcune delle classi di scuole in campagna siano ritratte all'aperto, magari anche con un riferimento London Journal of Research in Humanities and Social Sciences 15 architettonico, come la fotografia della classe di Gaville con la pieve romanica alle spalle o con il nome della scuola presente nell'inquadratura, come per la scuola di Restone; mentre le classi delle scuole in paese si trovano in classe oppure all'ingresso o nel cortile dell'istituto, come quelle delle elementari Lambruschini. A cambiare è l'atteggiamento degli alunni, immobile e ieratico quello della classe del maestro Morelli negli anni Venti, rilassati e sorridenti i volti del maestro Bombacigno e dei suoi alunni alla scuola elementare Stecco negli anni Sessanta. Segno di un cambiamento profondo nel modo di vivere la scuola, il rapporto con l'autorità del docente, diminuisce il rigore e la disciplina per fare spazio a un atteggiamento più rilassato e giocoso degli alunni. Una fotografia sui generis tra quelle presente in mostra è certamente quella che ritrae due alunne alla cattedra intente in un'interrogazione alla scuola delle Suore Stimmatine nel 1957, fatto inusuale anche secondo Vanna Bacci che abbiamo intervistato. Le due bambine sono vestite con un grembiule bianco con il fiocco e pettinate allo stesso identico modo, due trecce di lato abbellite da un fiocco in testa, forse colorate, a sinistra Paola accenna un sorriso con gli occhi rivolti verso il basso, mentre Oliviera guarda dritta negli occhi la maestra che la ricambia con sguardo affettuoso mentre di fronte a sé tiene aperto il libro di testo. A chiudere la composizione sulla destra un vaso di fiori. Un'altra immagine che merita di essere citata tra quelle selezionate per la mostra, tratta di un momento fuori dalla scuola, la partenza per le colonie di Calambrone, attività estiva ancora in uso nel secondo dopo guerra: la banchina dei binari della stazione di Figline, di cui si legge il cartello in bella mostra sotto la pensilina in alto a sinistra, è gremita di bambini e bambine con il cappello bianco alla marinaretto e genitori che li accompagnano per salutarli, la fotografia è composta di scorcio con i binari della ferrovia che segnano il primo terzo dell'immagine in basso dandole profondità, e gli abiti a pois delle signore rimandano ai costumi tipici degli anni Cinquanta. La palma che svetta sulla destra ci anticipa la destinazione marittima della vacanza. London Journal of Research in Humanities and Social Sciences

4. La Necessità Delle Relazioni di Scambio

È qui che interviene la pratica di Public History quale metodo storico adatto a tessere relazioni di scambio tra le fotografie e il vissuto che tramandano, grazie alle testimonianze delle persone inserite nel contesto territoriale di riferimento. Il processo di testimonianza orale però non è privo d'insidie, poiché stabilire che cosa sia il ricordo non è facile, come scrive Adolfo Mignemi, anzi, le fonti orali pongono non pochi quesiti sul rapporto tra ricerca, storia e memoria 5. Citando Alessandro Portelli, scrive Mignemi "con le fonti orali non è che si ha accesso al vissuto, ma si ha accesso a una narrazione, a una costruzione verbale, che qualcuno fa per informarti di quanto gli è successo [?], nella narrazione c'è di mezzo il problema della memoria" 6 .

Tuttavia, è interessante sperimentare la pratica del ricordo attraverso un processo di rammemorazione indotto dallo sfogliare album fotografici, come quelli conservati nell'archivio di Figline, lasciando che il testimone vaghi con lo sguardo alla ricerca di appigli visivi e mnemonici.

Lo abbiamo sperimentato con Vanna Bacci, insegnante della scuola primaria Del Puglia di , la quale racconta che la scelta di insegnare fu casuale, dettata dalla necessità di intraprendere un percorso di studi che la conducesse ad un impiego, perciò le opzioni all'epoca, 1972, per le studentesse si riducevano a ragioneria o le magistrali e Bacci scelse la seconda. S'iscrisse poi alla Scuola Magistrale Ortofrenica di Firenze , che si svolgeva in due anni di studio con esami e la tesi e ben presto iniziò a insegnare come supplente nella scuola per l'infanzia di Rignano alle Corti, un paesino nei dintorni di Figline dove fu assunta per completare l'orario della maestra unica. Così Vanna Bacci in quegli anni s'impegnò tra studio e supplenza, seguendo anche alunni con disabilità: i primi ad essere inseriti nelle classi.

Sfogliando gli album fotografici del Circolo fotografico Arno, Vanna Bacci continua il suo racconto, soffermandosi di volta in volta su dettagli o luoghi che le tornano alla memoria: delle scuole delle frazioni ricorda certamente Gaville fu chiusa poco dopo che iniziò a insegnare, all'inizio degli anni Ottanta e alcune insegnanti furono trasferite alla scuola Del Puglia, nel paese di Figline, aperta all'inizio degli anni Settanta. Non conosce nessuno invece che insegnasse alle scuole nelle frazioni del Brollo e Cesto, tra le prime ad essere state chiuse, riconosce poi la scuola San Biagio, costruita fuori dal paese nel 1966. Della scuola di Matassino, presente nelle fotografie dell'archivio, Bacci ricorda che fu ricostruita negli ex macelli di Figline negli anni Ottanta.

Ricorda infine con affetto e stima la maestra Nocentini, nota per le sue notevoli capacità e cultura, iscritta all'MCE (Movimento cooperazione educativa), fu tra le prime a fare ricerca nelle scuole sulla dislessia negli anni Settanta, studiando con Edo Bonistalli, professore alla Scuola Ortofrenica di Firenze 8 .

V , Vanna Bacci ha sperimentato le mutazioni dell'istituzione scolastica in quarant'anni di insegnamento e raccontato la sua esperienza definendo la didattica di allora la "scuola del fare": dove la disciplina della Storia s'insegnava con attività anche laboratoriali e di ricerca. Tra le pratiche sperimentate dagli allievi della maestra vi era l'intervista a genitori e nonni riguardo le mutazioni urbanistiche, commerciali e di vita nel quartiere della scuola, così da confrontare i cambiamenti nei decenni. Tra i risultati delle indagini delle classi educate dalla maestra Bacci, ricordiamo la realizzazione di un quaderno con i report sull'indagine nel quartiere della scuola a Figline nell'anno scolastico 1981-82.Realizzato appunto dagli alunni delle elementari con interviste agli abitanti, il quaderno descriveva luoghi d'interesse come le scuole, gli asili, l'ufficio postale, la stazione, la chiesa, ma anche luoghi per il tempo libero: dai salesiani, il Nuovo cinema teatro, la sala da ballo Moulin Rouge, la piscina, la società di calcio Rinascita, il comitato di zona del Partito Comunista Italiano. Non mancano le attività economiche come ristoranti e negozi. Infine un affondo, oggi di grande attualità, su problematiche ecologiste legate al traffico di automobili sulla via principale. 8 Il testo di cui parala Bacci è: Bonistalli, Edo (1973). Prevenzione e trattamento della dislessia: un lavoro nelle prime classi in collaborazione con il gruppo fiorentino MCE, Firenze, La Nuova Italia. Si ricorda di Edo Bonistalli , psicologo, pedagogista clinico, docente universitario.

La presenza di immagini di classe incollate sul ciclostile denota l'interesse e la pratica della fotografia da parte degli alunni per queste inchieste sul presente. La didattica della Storia realizzata dalla maestra Bacci, oggi potremmo ricondurla alle pratiche di Public History of Education 9

: un lavoro di gruppo condotto all'esterno dell'istituto scolastico attraverso un metodo d'indagine puntuale sul territorio che coinvolge la testimonianza diretta del pubblico in prima persona, tessendo relazioni di scambio sull'identità passata e presente della propria comunità. Del Puglia, Figline Valdarno, Firenze, A.S. 1981-1982 Queste tematiche, ovvero le fotografie raccolte presso privati e conservate in un archivio di nuova invenzione, il processo di rammemorazione indotto dallo sfoglio degli album fotografici dell'archivio da parte di una cittadina locale che ha avuto un ruolo pubblico importante per quarant'anni in qualità di docente alla scuola pubblica, e l'aggancio con la didattica della storia praticata da questa insegnante attraverso la pratica di Public History sull'identità della comunità territoriale, possono sembrare all'apparenza slegate, tuttavia, sono qui presentate come parte di un'indagine metodologica sulle potenzialità messe a disposizioni dall'archivio fotografico preso in esame in termini di ricostruzione di un immaginario visivo, sul micro tema della scuola, che abbia validità storico scientifica. Il presente studio non intende perciò dare risposte definitive a una branca della fotografia ancora in gran parte da esplorare in connessione con le pratiche di ricostruzione della memoria collettiva attraverso testimonianze individuali, siano esse visive o orali, ma gettare alcune basi interpretative per proseguire nell'impiego sapiente di un patrimonio fotografico, quello privato, che se non viene messo in relazione con il presente attraverso opportune metodologie storiche, quali la Public History, London Journal of Research in Humanities and Social Sciences rischia di rimanere silente e con il tempo scomparire dalle scatole dei nostri ricordi analogici.

London Journal of Research in Humanities and Social Sciences

Figure 1. 4
Figure 2. Fig. 1 :Fig. 2 :
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Figure 3. Fig. 5 :Fig. 7 :Fig. 8 :
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Figure 4. Fig. 9 :
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Figure 5. 6
Figure 6. Figline
Figure 7. Fig. 10 :
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Appendix A

    Notes
    1

    © 2023 Great ] Britain Journals Press Thoughts about an Exhibition on Photography, Public History and School Memories in Italy Volume 23 | Issue 9 | Compilation 1.0

    15.

    37 © 2023 Great ] Britain Journals Press Thoughts about an Exhibition on Photography, Public History and in Italy Volume 23 | Issue 9 | Compilation 1.0

    5.

    Mignemi, A. (2017). Un cammino accidentato: fonti documentali, fotografie e scrittura nella Public History, Rivista di Studi di Fotografia, No(5), 8-29.

    Date: 1970-01-01